L'informazione inizia da qui: "La liberalizzazione non è privatizzazione dell'acqua"

Il DECRETO RONCHI HA PRIVATIZZATO  L’ACQUA?  FALSO
L’acqua è e resta un bene pubblico. Questo concetto viene ribadito all'art. 15 del Decreto Ronchi che parla di “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche”. Così come pubbliche resteranno le infrastrutture e le reti. Il vero punto di innovazione è la trasparenza nella individuazione del gestore. Non più monopoli di fatto, ma libero mercato, per assicurare ai cittadini una gestione più efficace, efficiente e quindi economica.

LE TARIFFE SONO AUMENTATE IN MODO INDISCRIMINATO? FALSO
Dal 2000 al 2006 le tariffe sono cresciute del 47%, quindi già prima della nascita del decreto Ronchi. Aumenti giustificati con promesse di investimenti, fatti in misura insufficiente. Le tariffe in Italia restano molto basse rispetto agli altri paesi UE: ciò è dovuto ai pochi investimenti degli enti gestori, prevalentemente pubblici. Oggi il costo del servizio è visibile e trasparente solo per la parte che compare nella tariffa. C’è una larga parte di costo “oscuro”, pagata con la fiscalità generale, che grava sui cittadini a prescindere dal livello dei consumi. In futuro, ognuno pagherà per quello che consuma e ciò darà una forte spinta al risparmio della risorsa idrica. Anche qualora le tariffe dovessero aumentare nel breve periodo, il costo reale del servizio per i cittadini scenderà. La tariffa, quindi, oltre ad essere più equa e trasparente, diminuirà nel tempo.

L’ACQUA DIVENTERA' UN BENE NON ACCESSIBILE A TUTTI? FALSO
Già adesso tutti gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) prevedono tariffe agevolate per i bassi consumi e maggiorazioni per le fasce più alte di consumo. Queste tariffe differenziate rimangono a garanzia dell’accesso all’acqua per tutti, anche per i meno abbienti.

LE AZIENDE PUBBLICHE VIRTUOSE PERDERANNO GLI AFFIDAMENTI? FALSO
Con il Decreto Ronchi, l’affidamento in house diventa una eccezione e resta possibile solo se si dimostra all’Antitrust che la società affidataria ha chiuso il bilancio in attivo e applicato una tariffa inferiore alla media del settore.
Il regolamento prevede dei precisi indici per l’affidamento:

  • chiusura del bilancio in attivo;
  • reinvestimento nel servizio di almeno l’80% degli utili;
  • applicazione di una tariffa inferiore alla media del settore;
  • raggiungimento di costi operativi medi annui con un’incidenza sulla tariffa che si mantenga al di sotto della media del settore.

Con il decreto Ronchi l’Italia si è allineata alla normativa comunitaria evitando, come avvenuto in passato, di incorrere in procedure di infrazione per illegittimi affidamenti.

 

Approfondimenti:

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